FOSCOLO

Foscolo Ugo-Poeta (Zante[isole Ionie] 1778-Turnham Green [ Londra] 1827).

Veneziano per parte di padre (Andrea), medico presso l'ospedale militaredi Spalato, Greco per madre e per luogo d'origine ,Nicolò (mutato in Ugo nel 1796) passò la sua giovinezza ( 1792-1797 ) a Venezia, assieme alla madre Diamantina, e qui ebbe il suo primo amore per la Teotochi Albrizzi; Ma dopo il trattato di Campoformio ( 1797 ) e la conseguente cessione di Venezia all'Austria, egli si trasferì a Milano, dove conobbe il Parini e il Monti e diede inizio all'Ortis. Divenuto ufficiale, combattè a Cento, dove rimase ferito, poi a Genova con il generale Massena, salutando con gioia la vittoria di Marengo ( 1800 ). In un viaggio fatto a Firenze al seguito del suo generale, conobbe ed amò con grande passione la dolce Isabella Roncioni ( 1800 ); poi a Milano provò una passione violenta e sensuale per la Fagnani Arese ( 1801-03 ), pur continuando a scrivere versi di grande bellezza. Ritornato alle armi con il grado di capitano di fanteria, partì per la Francia desideroso di partecipare ad una spedizione contro l'Inghilterra; ma qui si innamorò di Sofia Emerytt, che gli diede una figlia, Floriana; nel frattempo aveva già rifatto l'Ortis, conposto i migliori sonetti e l'ode Alla amica risanata, e tradotto e commentato La chioma di Pernice, nonché creato il suo capolavoro, I Sepolcri ( 1807 ). Dopo un periodo di intensa attività letteraria, segue una stasi di incertezza e disordine, superata solo nell'azione; nel 1809 rinunciò al nuovo sincero affetto per la contessina Giovio di Como; nel 1810 ruppe ogni rapporto con il Monti, nel 1811 compose la sua seconda tragedia, Aiace; indi si recò a Venezia (1811), poi a Bolagna e a Firenze, entrando nel salotto della contessa d' Albany ed amando di vero amore la Quirina Mocenni Magiotti. Dopo la sconfitta di Napoleone a Lipsia ( 1813 ) il Foscolo riprese la divisa di soldato con l'intenzione di combattere per la sprerata libertà d'Italia; ma nel 1814Napoleone abdiga e la Lombardia viene annessa all'Austria. In conseguenza di ciò, il Foscolo lasciò l'Italia, partendo in volontario esilio, prima in Svizzera (1815-16), e poi a Londra (1816-27), dove ritrovò la figlia Floriana, che gli diede affetto e denaro. Dopo una vita dispendiosa finì col cadere in una terribile miseria, fu anche in prigione per debiti e fu costretto a subire le più gravi umiliazioni: morì nemmeno cinquantenne, il 10 Settembre 1827. Solo nel 1871 le sue ossa furono traslate a Firenze e sepolte nella chieta si S. Croce. Rosso di capelli, con occhi piccoli ma vivaci, ricco di ingegno e di memoria, il Foscolo fu un uomo interessante e pieno di impeti amorosi, da cui nacque quell'ideale di Bellezza, che è il sentimento più originale e proprio del suo canto. Quattro donne, infatti, si raccolgono nella Teresa dell'Ortis: Teresa Pichler, moglie del Monti, Isabella Roncioni, Isabella Teotochi Albrizzi e la Fagnani Arese; due sono le donne delle odi, la Luisa Pallavicini e la Fagnani Arese; tra quelle de Le Grazie, Eleonora Pandolfini, Maddalena Bignami e la Rossi-Martinetti. Conforto alla edizione de I Sepolcri fu la bresciana Marzia Martinengo. L'amore, pertanto, per il Foscolo fu passione e conforto: da essa si originano quasi tutte le sue opere. Fra queste, come le più importanti, si citano: Ultime lettere di Jacopo Ortis, romanzo in forma epistolare con poche aggiunte da parte dell'amico Lorenzo Alderani, iniziarono fino dal 1796 a Venezia e ripreso più volte fino all'edizione definitiva del 1802: esso parte da trattato di Campoformio ( cessione di Venezia all'Austria ) ed ha come protagonista Jacopo Ortis che, per sfuggire alle persecuzioni, si ritira sui colli Euganei, e qui conosce Teresa, già promessa sposa ad Odoardo, da lei non amato, e della quale egli si innamora. Teresa nega però di poter mai essere sua; onde in Jacopo nasce l'idea del suicidio: infatti dopo aver visitato Ferrara, Bologna, Firenze, va a Milano, dove si incontra con il Parini, poi a Genova, Alessandria, Rimini e Ravenna e, quando giunge la notizia che Teresa si è sposata ( la notizia non è vera ), Jacopo disperato si uccice. Più che un romano, è una confessione eloquente ed appassionata del Foscolo: quel mondo di idee, che l'illuminismo gli aveva creato, si scolora ed appare la luce della realtà, favorita da un nuovo amore di libertà partia. Di qui l'originalità di questa opera, anche se in qualche modo deriva dal Werther di Goethe; i Sonetti, nei quali ricorre perenne l'idea della tomba: celebri sono Alla sera, A Zacinto, IN MORTE DEL FRATELLO GIOVANNI, insigni approdi della lirica italiana ed autentici monumenti del romanticismo europeo; due odi, A Luigia Pallavicini caduta da cavallo composta a Genova nel 1800; causa occasionale l'infortunio toccato a questa donna cavalcando verso Sestri; c'è il mito della bellezza attraverso una serie di quadri plastici; e Alla amica risanata dedicata alla Fagnani Arese ( 1803 ), dove il mito non è più un mezzo per intessere freggi ed ornamenti, ma un'idea, che si tramuta in visione fantastica. Dei Sepolcri, un carme scaturito dalla promulgazione di un editto napoleonico ( quello di Saint Cloud del 1806 ) - causa occasionale - e dedicato ad Ippolito Pindemonte: è composto di 295 edecasillabi sciolti, con i quali il poeta esalta il culto pietoso dei morti, la missione civile ed ideale dei sepolcri e infine il potere eternatore della poesia. Idealmente il carme rappresenta l'insurrezione della vita contro la morte, senza essere dal punto di vista poetico il canto dell'immortalità; è permeato di cultura classica e del mito neoclassico. Sin dai primi versi c'è l'affermazione dolorosa della realtà assoluta della morte, ma addolcita dalle visioni della vita, e negli ultimi si esalta la forza eterna della poesia; onde il tempio di S. Croce, a Firenze, è considerato il tempio delle "itale muse", e la morte è vinta dalla poesia e dalla bellezza, mentre dai sepolcri sale la voce ammonitrice e il canto della poesia. Il carme si collega alla poesia sepolcrale del tempo come I cimiteri del Pindemonte, o le Notti del Young o Sopra un cimitero campestre del Gray. Le Grazie, suggeritegli dalla celebre statua del Canova ( 1812 ) comprendono tre inni, il primo a Venere, il secondo a Vesta, il terzo a Pallade, in cui il poeta idoleggia tutte le idee metafisiche sul bello, e quindi canta la bellezza inquanto essa opera la redenzione dell'uomo dalla sua originaria ferinità e promuove lo svolgimento della civiltà e delle idealità umane. Le tragedie Tieste ( 1796 ), l'Aiace ( 1811 ) e la Ricciarda ( 1813 ), che non si sollevano mai da un impegno di natura letteraria. Il Foscolo ci ha lasciato numerose prose, come Discorso sul testo del poema di Dante; Saggi sopra il Petrarca; Discorso storico sul testo del "Decamerone"; Discorsi sulla lingua italiana e l'Epistolario. Notevoli pure la traduzione e il commento a La chioma di Berenice, l'Orazione inaugurale a Pavia e 5 lezioni, in cui il Foscolo cerca di determinare l'ufficio delle lettere, proponendo a queste un altro scopo civile e morale; la traduzione del Viaggio sentimentale di Yorich di Sterne e dei primi sette canti della Iliade omerica. Ottime le traduzioni di Anacreonte, Saffo e Catullo. Sotto lo pseudonimo di Didimo Chierico, il Foscolo pubblicò nel 1816 una storia in latino biblico contro i suoi detrattori, l'Ipercalisse. Si ricordano infine l'Ode Bonaparte liberatore ( 1799 ) e l'Orazione a Bonaparte ( 1801 ), nonché l'edizione delle Opere del Montecuccoli.

 

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