TIBULLO
Albio (Albius Tibullus) - Poeta elagiaco latino (regione di Pedo [Lazio] tra il 55 - 50 a.C. - verso il 19 a.C.). Di famiglia equestre, rimasto privo del padre in giovane età, trascorse gran parte della sua vita a Roma, facendo parte del circolo di Messalla Corvino e divenendo molto amico di Orazio. Il cosiddetto Corpus Tibullianum comprende tre libri, che gli editori del Rinascimento suddivisero in 4: il I libro è di 10
ELEGIE, ispirate quasi tutte al suo amore per la "bionda" Delia (secondo Apuleio sembra trattarsi di una certa Planie, sposata e traditrice); qualce elegia sviluppa invece un motivo agreste: comunque domina il motivo dell'amore, tenero e delicato, che si dissolve in musica. Il II libro, di 6 ELEGIE, si incentra sull'amore del poeta, per un'altra donna, Nemesi, espresso in termini più crudi e più sofferti: qui amore, campagna e sentimento di religiosità prevalgono, di toni malinconici detti con arte sapiente; il III libro si apre con 6 elegie di Ligdanco per una donna, Neera, che lo abbandona per seguire un altro: difficile è la determinazione dei personaggi. Il motivo poetico prevalente è quello della morte: c'è quindi il Panegirico di Messalla una composizione di 211 esametri, scritto nel 31 a.C.: qualcuno ha pensato che l'autore di questo panegirico non sia nemmeno Tibullo; poi c'è il gruppo di elegie che hanno come loro attrice Sulpicia, la figlia di Servo Sulpicio;completano la silloge due componimenti erotici e due Priapea. A parte il gravoso problema circa la costituzione del Corpus Tibullianum (sono sicuramente di Tibullo il I e il II libro), la poesia di Tibullo è fra le più delicate: sullo sfondo della campagna italica, ricca di idealità e di sogno, ogni elegia - secondo il Riposati - divenuta canto dell'uomo, ampia effusione di sentimenti, analisi immediata dell'anima, confesssione intima sua. Un senso vivo di malinconia accompagna sempre il poeta: esso nasce dal contrasto della realtà ed il sogno e spinge Tibullo ad amare la campagna con i suoi ideali arcadici, con i suoi idilli d'amore. I canti suoi più belli (="Coltiverò i miei campi e sarà meco Delia a guardare il frumento ") sbocciano da questo suo mondo lirico agreste, dove si manifesrta l'umanità e l'interiorità del poeta, da un profondo sentimento religioso, dalla poesia del focolare domestico. La lingua e lo stile rispecchiano la signorilità del suo mondo interiore. Grande fu l'ammirazione dei contemporanei e dei posteri per Tibullo: amato da Ovidio e di Orazio, ammirato dagli Umanisti, fu oggetto di imitazione da parte di tutti i grandi poeti moderni, Parini, Foscolo, Monti, Carducci con l'ode A Neera, Pascoli, D'Annunzio, Heine e Goethe.BIBLIOGRAFIA:
Pichard L. "T. et les auteurs du Corpus Tibullianum". Paris 1924; Ciaffi V. "Lettura di T.". Torino 1944; Alfonsi L. "A. T. e gli autori del Corpus Tibullianum". Milano 1946; Della Corte F., in "Bomp. Opere", III, 49 - 50; Pepe L. "T. minore". Napoli 1948; Cartault A. "T. et les auteurs du Corpus Tibullianum". Paris 1955; Pini F., in "Bomp. Aut.", III, 682; "Prampolini", II, 237 - 238; Della Casa A. "Le concordanze del Corpus Tibullianum". Genova 1964; Riposati B. "Introduzione allo studio di T.". Milano 1967.