CATULLO
Gaio Valerio (C. Valerius Catullus) - Poeta latino (Verona c.84- Roma dopo 53 a.C.). Di famiglia agiata, trascorse nella città natale la prima giovinezza, facendosi conoscere con alcune esercitazioni poetiche di argomento amororso. A vent'anni si stabilì a Roma, dove confluiva l'elite della Gallia Cisalpina, e contrasse amicizia con giovani, amanti dello studio e della vita, nonché delle lotte politiche. Conobbe poi una donna di straordinaria bellezza e di gusti raffinati, che cantò col nome di Lesbia, e che pare si debba identificare con Clodia, sorella del tribuno Clodio e moglie di Quinto Cecilio Metello Celere, cosole nel 60 a.C.. La storia reale di questa relazione, che diede un'importanza decisiva all'esistenza del poeta, può essere considerata come la vicenda di chi vuole fedeltà nell'amore da chi non è in grado di darla. Nel 57 seguì G. Memmio in Oriente, visitando nella Troade la tomba del fratello e ritornò in patria nella sua Sirmione, da dove passò a Roma ove morì. Catullo può essere giustamente considerato uno dei più gradi poeti: il suo libellus, come egli chiama il Liber giunto a noi, comprende 116 carmi, e si può dividere in tre parti: 1) poemata, dedicate a Cornelio Nepote, o carmi, di vario argomento o relativi alle alterne vicende dell'amore per Lesbia (1 - 60); 2) carmina docta, in ossequio alla tecnica ellenistica che comprendono i due epitalami (61 e 62), l'Attis (63), relativo al mito di Attis, il giovanetto che si evirò nell'esaltazione mistica per la dea Cibele, il poemetto in esametri sulle nezze di Eleo e Tetide (64), e La chioma di Berenice di Calimaco (65), (61 - 68); 3) epigrammata (dal 69 al 116) poesie di compianto e di sentimenti di amore per gli amici. Da ricordare il celeberrimo
CARME 101 scritto in memoria del fratello subito dopo la visita alla tomba situata nella Troade. Le nugae (=cose da leggere) appartengono alla prima parte. Catullo può essere considerato poeta d'amore e cantore di tenere e sincere amicizie e di affetti familiari; appartenente alla scuola del poetae novi, egli coltiva le forme dell'epilio, dell'elegia, dell'epigramma, dei versi melici, sente la raffinatezza del mondo ellenistico e crea quel tipo di poesia autobiografica, che distingue l'elegia romana dalla greca. Fu ammirato dai contemporanei e dai posteri, in particolare da Petrarca, Boccaccio, Pontano, Ariosto, Tasso, Foscolo e Pascoli.
BIBLIOGRAFIA:
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